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Messina Muore
di Caterina
Siclari
Risorgerai ancora dalle tue ceneri
splendida
Fenice?
le tue
acque sono limpide
il cielo
è terso ed il sole splende ancora
ma le strade aggrovigliate ;
i viali spogli, solcati dai
binari del tram
le insegne spente di antichi
ritrovi
offuscano il tuo volto
Tu tenera madre, ti spegni
lentamente
tra l'indifferenza dei tuoi
figli
e lo stupore dei turisti
che, incantati ammirano ancora
la tua bellezza
una mano laggiù ti benedice:
è quella della Madre Celeste
che ancora una volta
dopo due millenni
rinnova la sua promessa
Vos et ipsam civitatem
Benedicimus
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Mariella Mulas
Sguardo
Come lieve soffio
è il tuo sguardo
discreto, vigile..
Si posa come farfalla
che si disseta
con la rugiada
del candido fiore.
Accompagna
nelle ore del silenzio
e spazia nei miei
pensieri
a invogliare un
sorriso.
Mutevole
ora ridente
ora malinconico
ma mai lontano
o indifferente.
Aiuta nei timori,
smuove la tristezza
della solitudine,
trasmette, con mute
parole d’amore,
la voglia di continuare
ad esistere.
**********
*****
**
Sogni
Lieve il
respiro
nella
notte addormenta
taciturni
pensieri
che
lievitano nell’inconscio
in
immagini
sgranate
invogliando
l’affanno
in inconsuete visioni.
E il
sogno appare…
materiale, reale,
avvinghiato ai nervi
di
insospettabili istinti
che
soddisfano
l’ira e
il rancore,
invade di
incubi
e paure
intense
sino al
brusco,
liberatorio, risveglio;
o, come
flash,
illumina
sensazioni
di
sorrisi, di sguardi
su volti
cercati,
dimenticati, sconosciuti.
Concede
miraggi di voli senz’ali,
levitazioni controllate,
parole
disinibite,
caldi
incontri sensuali…
Un
film,
nella
dormiente coscienza,
dove il
sogno regista
ti fa
attore e spettatore
senza
attesa di applausi finali.
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VITO
BOLOGNA
IL CANTASTORIE
Dicono di me, che sono un poeta
e che di sera parlo con le stelle
ogni nota che scrivo,e sempre lieta
canto alla natura, e alle donzelle.
Alla luna dedico molte serenate
fatte con rime, e scritte col cuore,
da me vengono fanciulle innamorate
cercando poemi, per i loro amore.
Sono maestro di poemi e prose
faccio le rime in tutte le occasione
sfoglio margherite, e regalo rose
scrivo la vita con tanta passione.
Dormo sotto le stelle all'aperto,
il cielo azzurro metto per coperta
di tutto ormai sono un esperto
un occhio chiuso, e l'altro all'erta.
Vivo la vita, come un eremita
fra campi, montagne e praterie
a chi lo vuole scrivo la sua vita
in una raccolta di rime e poesie.
di:
Vito Bologna
MI LEGGI ?
Senti, tu che mi leggi, mi sai dire
se dall'aldilà possono vedere ?
Si, tu che mi leggi puoi mai capire
come un Nonno passa le sue sere ?
Siedi, leggi bene che ti spiego
come passa la vita un vecchietto
Prima faccio la croce, poi prego
leggendo le sagre dal libretto
dopo col caffè e latte, esco fuori
mi faccio un giretto, nel giardino
controllo, le rose, i pomodori
e sul davanzale leggo "il mattino"
Nel pomeriggio, arrivano i gioielli
e a questa casa danno un pò di vita
ne o due sai, ma non son gemelli
portano la primavera già fiorita
quando tornano a casa qui si vede
una nuvola coprire tutto il casale
il cuore si fa triste, come non crede
che il domani sarà tutto uguale
Senti, ma tu credi che dal cielo
la nonna vede tutto il mio soffrire ?
dimmi che ti pare, suonare il gelo
aiuta la persona a non morire ?
Perché non parli, non trovi parole
per consolare un povero vecchietto
dai non far cosi, domani col sole
tutti i miei scritti metto nel cassetto
Grazie per avermi letto, ma sai com'è
le cose semplici aiutano a campare
io scrivo, forse gente come te
mi danno un'altro giorno da sperare.
di:
Vito Bologna

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ALINA
Che
bella la città sotto Natale…..
Ce
sò le madri a spasso co li pupi,
Che
in mezzo ar gran casino generale,
Ne
li negozzi stanno a fà li sciupi.
Ma
in fonno a un viale de periferia,
Ce
stanno l’immigrati e li poracci
Che
ciànno freddo. Un po’ de furberia,
E
allumano er bidone co li stracci.
E’
quello giallo: indò la gente bona
Ce
butta quer che nun je serve più.
Alina sa che abbasta ‘Na perzona
Pe
oprì er bidone. E entracce a coccia in giù.
Cià
quindicianni… è un po’ scapezzacollo.
“Er bidone s’è operto, mo ce provo.”
Ma
se richiude e je se strigne ar collo.
“Ah, l’ho toccato! E’ un ber majone novo!”
Come faccio a sortì? Gesummaria….
De fora c’è un casino: fanno festa.
Ma ‘sto coperchio…. La capoccia mia
Se sturba pe una puzza che m’appesta.
E sto puro a strillà: ma chi me sente?
Che fine hai fatto, boja monno infame?
Però me pare che… un po’ lentamente,
Sto in pace. Nun ciò freddo. Nun ciò fame.
So’ più leggera…. Forse vado in celo?
Uh, quanta luce…. Vedo l’angioletti
Che stanno a dì: “Viè qua, che nun c’è er gelo.
Ce stanno puro tanti regazzetti...”
Mo
Alina magna a pranzo e a colazzione.
Cià
sempre un letto quanno che viè sera.
Che
je ne frega si nun cià er majone?
Mica je serve: è sempre primavera.
Alberto
Canfora
Poalina
172-14/12/04
1° premio nel concorso
letterario “S. L. Murialdo” 20/5/06
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